domenica 21 novembre 2010

Una settimana da bambini, una riflessione e un analisi tematica esplorativa della reazione all'evento.

"dal 15 al 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella diun eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amici afare lo stesso...lo scopo? Per una settimana non vedremo una solafaccia "vera" su Facebook ma un'invasione di ricordi d'infanzia.. e ...aggiungerei in ricordo dei veri e bei cartoni di una volta!!!"



Mi sono ritrovato davanti a questo annuncio qualche giorno fa, solitamente non partecipo alle catene virtuali se non per quanto riguarda quelle di informazione, e nel farlo più che avere come scopo la diffusione dell'informazione, che visto il livello di aggregazione della rete di face book è abbastanza inutile, lo faccio con lo scopo di proporre una immagine di me all'altro. La condivisione di un elemento diventa quindi non più condivisione di un qualcosa di esterno da se, ma una comunicazione del sé. Per un evento di questo tipo invece sono in gioco elementi diversi e particolari, per la natura di quanto è richiesto e per il materiale sul quale è richiesto di lavorare. Penso che per certi versi possa essere considerato alla stregua di un test proiettivo, nel quale la consegna è precisa e presuppone tutta una serie di capacità. In particolare la capacità di giocare con l'altro, in secondo luogo la capacità di farlo rimanendo attinenti alle regole del gioco.

Per quanto riguarda la prima capacità si nota come una buona parte delle persone che ho in lista amici abbia almeno per un poco cambiato la propria immagine del profilo, alcuni l'hanno fatto solo una vota, altri l'hanno fatto più volte. Alcuni si sono rifiutati di farlo, ma quasi nessuno non ha risposto all'evento. Questo è un dato interessante, perché conferma come sia impossibile per un individuo rimanere inerte all'offerta dell'altro e non prendere una posizione a tale offerta. C'è chi ha assunto toni critici, altri denigratori, altri hanno ragionato sull'evento, altri a questa offerta hanno risposto con un motto di spirito. Critica, denigrazione, intellettualizzazione e motto di spirito sono tutti meccanismi di difesa più o meno idonei e fruttuosi per rispondere ad un evento esterno o interno vissuto come stressante. All'offerta regressiva di cambiare la propria immagine di Sé con una che ponesse in essere quella infantile l'individuo a risposto nel non rispondere, e nel porsi in relazione con questa sua incapacità lo ha fatto con meccanismi squisitamente idiosincratici. Interessante quindi sarebbe per queste persone riflettere in modo più empatico e meno razionale sul ruolo che hanno deciso di giocarsi in questo gioco collettivo.

Alla stessa offerta però noto come anche nel partecipare, certe persone abbiano partecipato contravvenendo alle regole del gioco, che sottolineavano la necessità di scegliere un cartone della propria infanzia. Non un cartone qualsiasi che riflettesse unicamente la propria immagine di sé, ma un cartone che riflettesse l'immagine di se e che al tempo stesso fosse un cartone del passato. Alcune persone non hanno rispettato tale consegna, hanno preferito un cartone presente per la sua attinenza all'immagine di sé presente. Anche in questo caso alla proposta di giocare nell'altro, condividendo il fragile terreno della regressione, l'individuo ha risposto in modo particolare. Certe istanze interne, la necessità di mantenere un profilo che rappresentasse certi aspetti del sé attuale hanno interferito con la consegna del gioco. Infine c'è chi ha partecipato al gioco rispettando, almeno a livello manifesto le regole. Anche in questo caso abbiamo assistito a diversi comportamenti, alcuni hanno selezionato immediatamente un immagine e l'hanno mantenuta, altri l'hanno immediatamente modificata e cambiata più volte, altre ancora l'hanno cambiata dopo un po' di tempo e mantenuta e così via. Queste rappresentano modalità personali di esecuzione del compito, di mediare fra le proprie risorse interne e la richiesta di un compito particolare offerto dall'esterno. Indagare questo aspetto dell'esecuzione del compito necessiterebbe di una inchiesta, perchè hai scelto questa immagine invece che altre? Cosa avevano le immagini che hai cambiato rispetto a quella che hai deciso di mantenere? E così via...

Mi sono permesso di fare una analisi tematica della discussione sull’evento di un gruppo di psicologi e studenti di psicologia (http://www.facebook.com/lisa.sommma#!/permalink.php?story_fbid=155897054454968&id=113386908705489&cmntid=155978767780130), generale e con nessuna pretesa di esaustività.

Da questa emergono alcune tematiche particolari di come le persone si sono messe in relazione a questa possibilità.
Per chi non ha partecipato, gli interventi vanno da una critica alla denigrazione dell'azione e di chi ha partecipato a tale iniziativa, in particolare le critiche sono rivolte per quanto riguarda l'azione al fatto che questa non sia utile al raggiungimento del suo scopo quando è identificato nel promuovere "la tutela dei diritti del bambino". Sono presenti anche critiche al mezzo per raggiungere lo scopo di favorire una rappresentazione dell’infanzia.

Per quanto riguarda le critiche a chi ha partecipato all'iniziativa sono riferite prevalentemente alla natura omologante dell’azione, alla sua banalità e alla sua superficialità.
Anche in chi ha aderito all’iniziativa è presente la denigrazione dell’altro considerato “malato” perché incapace di entrare in contatto con la propria infanzia, mentre per chi ha invece considerato positiva l’iniziativa lo ha fatto in modo diverso, in base allo scopo che ha individuato, chi lo identificava nella “tutela dei diritti del bambino” ha elogiato tale mezzo come idoneo perché ha pubblicizzato la settimana dei diritti del bambino. Chi invece identificava lo scopo di tale azione come uno spazio nel quale rappresentare la propria parte infantile ha evidenziato la possibilità di poter esprimere il proprio sé, di favorire per un po’ l’irrealtà, di far tornare alla mente i ricordi di infanzia.In conclusione mantengo il mio radicale ottimismo nelle potenzialità di internet, in tutte le sue forme ed evoluzioni, come fonte di dati primari per l'analisi del comportamento umano, della sua psicologia, della sua capacità di processare ed elaborare l'informazione.