Inconscio come parola può essere considerato alla stessa stregua di albero? Un termine il cui riferimento sensibile è nella quotidianità di tutti giorni, un altro termine quasi altrettanto quotidiano è invece privo di riferimento fisico, ma al contrario tiene come riferimento un ulteriore, un altro che non è ne parola ne grave, ma spazi di concettualità, idee, suggestioni ed afferenze sensoriali ed emotive.
Il discorso psicologico, difesa, relazione oggettuale, psicodinamica e ancor più il discorso psicanalitico, la cifra, il taglio o il nome del padre è un discorso privo di riferimento, un discorso che rimanda a se stesso, un discorso che rimanda ad altri discorsi senza giungere ad una fine sensibile, irriducibile al sensibile. Che questo sia un bene o un male non è questione risolvibile in poche righe, se questo precluda la possibilità di scientificità dei discorsi psicanalitici, quanto dei discorsi psicologici è questione prima e ultima di queste discipline.
Discipline i cui discorsi sono così assimilabili ai discorsi vacui, discorsi nei quali cambiano l'ordine dei termini il risultato non cambia, sia questo l'incomprensione o l'evocazione di scenari indistinti e magmatici, comuni. Se la comprensione di un discorso comincia la dove inizia la conoscenza condivisa tra due interlocutori, e la parola diventa relè di condivisione, di simpatia tra due parlanti, bisogna chiederci quale conoscenza condivisa regge il sapere psicanalitico e psicologico. Un discorso che nasce proprio dalla non conoscenza, dal non conscio o inconscio che sia. Questi sono i termini della questione, il discorso psicoanalitico, assimilabile al discorso dell'inconscio, che è un non-discorso non possedendo conoscenza da condividere con l'altro, ma che al raggiungimento di tale conoscenza è volto.
ps: Il termine algebra (dall'arabo الجبر, al-ğabr che significa "unione", "connessione" o "completamento", ma anche "aggiustare") e che significa riduzione, taglio, sezione, originariamente una pratica chirurgica per rimettere apposto gli arti slogati, e che poi ha preso il senso di riduzione matematica, secondo l’invenzione del matematico Hwarizmi del IX secolo.
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